Il tumblr
10 February 2010
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il tempo non fa il suo dovere

Ci si prende la responsabilità di qualcuno quando lo si lascia entrare e si cresce, nello stesso preciso momento e si soffre, qualche volta e si gioisce, spesso.

Condividere. Non passare per caso. Condividere.

Ci si prende la responsabilità di un persona quando la si lascia entrare.
Entrare per restare, è evidente. Ci si può assentare, ci si può fermare, si può saltare una stazione, ma non si può tornare indietro quando è entrata. E quando la si è invitata a uscire, non può essere per sempre. Non si può non sbirciare dietro la finestra la camminata, non si può azzerare la curiosità di sapere che fa, che dice, che c’è, che non c’è. Cosa manca.

Ieri sono tornata in Piazza Maggiore di sera tardi, proprio quando non c’era nessuno, dopo molto tempo.
Io ho sempre pensato che i suoi scalini aiutino. Il rialzamento di Piazza Maggiore aiuta, m’ha aiutato proprio tante volte.
E ieri sera mi rideva in faccia, davvero. Rideva di me e dei miei pensieri insulsi, delle mie parole e delle miei risate troppo forti, forse, ma gustose.
Le risate che s’è fatta ieri sera, mai credo. Mai.

Fra dice che rido come sua zia. Vorrei conoscerla sua zia.

Rideva, davvero. Non mi diceva te l’avevo detto, lei non lo dice mai e lo sa che mi dà fastidio, perciò, capendomi, non me lo dice mai. E quindi si mette a ridere. Di me. Mi prende proprio in giro. Mi sberleffa, mi riempie di faccine che mimano uh uh uh, come sei buffa ed ha ragione.
Anche per questo rideva.
L’ultma volta che c’eravamo viste le avevo promesso di non fare più tante cose. Le avevo promesso una cosa in particolare di cui ero convinta, ma che a un certo punto mi sono dimenticata di nuovo, nonostante la memoria d’acciaio. Me lo ricordo per bene. Mi ricordo com’ero vestita e la gente, poca, che girava attorno a me, guardandomi con l’aria interrogativa e stranamente partecipe. Avevo il jeans blu, la sciarpa rossa ed avevo la coda, avevo freddo e le mani in tasca, le labbra sulla sciarpa e i pensieri veloci.
Sono stata così risoluta, che ho mentito.

Ieri sera rideva ossessivamente.
Forse voleva ricordarmi che non ho ancora capito nulla. Né del suo potere, né di me.

C’è uno strano meccanismo nei rapporti umani per cui in qualche modo, a un certo punto, incontri il sentiero di qualcun altro, intersecandolo per un po’ o per un bel po’, questo dipende, ma non è importante. E non è importante nemmeno il modo in cui scegli di non cambiare strada. Per qualche tempo non è importante nemmeno il perchè o il fine, ma è notevole il momento. Quel momento di cui non si può fare proprio a meno. E poi dopo quel momento c’è quello in cui t’accorgi che riesci a stare bene con qualcuno che non conosci, che non sa niente e fa domande. A me, che sarei capace di mentire a chiunque. Ed è così che nascono i miei amici. E i miei amori.

Con le domande. E più sono difficili, meglio è.

Ieri ti ho riconosciuto ed eri contento. Io non ti ho mai visto davvero contento.
Non ti ho mai fatto davvero contento.

Valentina ha le labbra carnose e i capelli ricci. Si muove bene e sorride sempre. Non è goffa, non si mette mai le mani tra i capelli, ne sul collo, sta dritta, lei. E non si agita, non strilla. Ma non è di quelle che si mettono da parte.
Ieri sera a cena stavate vicini e nessuno dei due sembrava perso. Ogni tanto volevi essere altrove, guardavi le tue scarpe, spostavi la tovaglia, stavi zitto e ho visto uno sbadiglio a un certo punto. Ma la guardavi sempre e non chiedevi mai di andare via. Un riflesso nello specchio che ti diceva di stare calmo; quello era il posto, quello era il modo. Aspettare e basta; ci sarebbe stato il momento in cui sareste stati in macchina verso casa e poi attorno al tavolo a sparlare di tutti.
La cosa strana è che ti ho riconosciuto. Nonostante non ti vedessi da diciotto mesi. Ti ho riconosciuto nel momento in cui hai detto Valentina. Lo hai detto sorridendo e con calma. Ti sei preso il tempo per onorare ogni lettera di quel nome lungo che è così diverso dal mio, su cui abbiamo detto tante volte mettiamoci un cara davanti e c’è la nostra canzone.
Non ce l’abbiamo mai avuta una canzone.
Non è mai bastato mettere cara accanto a Valentina.

Tags:   #racconti




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