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25 January 2012
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Il sistema di indirizzi prevede una cifra a indicare il quartiere poi la zona, poi l’isolato poi l’edificio. Detto così sembra complicato, sul campo lo è ancora di più. Per strada si vedono i giapponesi guardare cartine e indicazioni scritte. Tōkyō è una città che vive di contraddizioni, di edifici altissimi di fianco a vecchie botteghe a un piano, di grattacieli intervallati da templi buddisti, è una città di viali enormi e stradine strettissime, di marciapiedi amplissimi e di marciapiedi inesistenti; è una città ordinatissima, dove è segnato il punto esatto sulla banchina dove fare la fila per salire sulla metropolitana e dove non c’è un piano urbanistico delle strade, dove le biciclette vengono rimosse per divieto di sosta e dove l’elettricità scorre in grovigli inestricabili sopra la vostra testa. (via NoBordersMagazine | Il suono di Tōkyō)

Questo pezzo così scritto mi ha ricordato tantissimo alcune cose de “Il sistema dei segni” di Roland Barthes. Bene.

Tags:   #se ci vai tu




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